Le Marche in Biblioteca, 2016

I Giovedì letterari della Planettiana

La cronaca della prima serata, con «S’agli occhi credi»

Grazie a tutti i partecipanti che numerosi hanno accolto l’invito per la serata di apertura della rassegna LE MARCHE IN BIBLIOTECA: I Giovedì Letterari della Planettiana.

2Il libro proposto per iniziare il nostro viaggio è stato S’agli occhi credi: le Marche dell’arte nello sguardo dei poeti”, a cura di Cristina Babino, Vydia editore; presenti per la serata due dei diciotto autori che hanno partecipato all’antologia, Allì Caracciolo e Alessandro Seri. Hanno aperto la serata il saluto dell’Assessore alla Cultura del Comune di Jesi Luca Butini e l’introduzione di Tullio Bugari all’intero programma della rassegna.

3Ha condotto la presentazione Alessandro Seri, proponendo la proiezione delle opere d’arte presenti nella regione che ciascun autore aveva scelto per il suo intervento nell’antologia.
La proiezione delle immagini e le parole di Seri si sono alternate alla lettura di un intervento scritto di Francesco Scarabicchi, autore dell’antologia che all’ultimo momento non ha potuto partecipare all’incontro, e tre canti popolari eseguiti da Gastone Pietrucci e Marco Gigli: “Angelo che me l’hai ferito ‘l core”, “Piange piange Maria povera donna” e “Dicono di me”. Ha concluso con una densa e appassionata relazione Allì Caracciolo.

7La seconda parte della serata era dedicata ai vini. Stefano e Fabrizio di Viaggi e Miraggi hanno introdotto il concetto di terroir e quindi presentato Giacomo Rossi dell’azienda Col di Corte di Montecarotto ha presentato i vini di sua produzione, che aveva portato per farceli assaggiare, chiudendo così la serata.
Ha collaborato all’iniziativa Pergolesi Eno Caffè.

Un grazie a tutti, e in particolare alla Biblioteca Planettiana e al Comune di Jesi.
4Il secondo appuntamento è per giovedì 13 ottobre, sempre alle ore 21.15 alla sala maggiore della Biblioteca Planettiana, primo piano del Palazzo della Signoria di Jesi.
Il libro della serata è Angeli a Sarajevo, dodici racconti di Maria Grazia Maiorino, Gwynplaine edizioni.  Sarà presente l’autrice; è prevista la lettura di alcuni brani a cura del gruppo ArciVoce e commenti musicali a cura della Scuola Pergolesi.

Il viaggio nei vini prosegue con l’azienda CA’LIPTRA di Cupramontana.

Le Marche in Biblioteca, IL PROGRAMMA

«Il vino è un bene culturale o di consumo?»

«Il vino è un bene culturale o di consumo?» Il titolo non è mio ma ripreso da un articolo di Jonathan Nossiter(*) uscito su Internazionale un paio di anni fa:

«Ormai ci siamo rassegnati ad accettare il fatto che il valore monetario è l’unico parametro di valutazione che conta, e di conseguenza ogni cosa viene trattata come un bene di consumo.
(…)la verità è che il vino resta un prodotto agricolo. Che sia francese, italiano, americano o brasiliano, il vino è forse l’indicatore più preciso di ciò che una terra è in grado di esprimere in termini di caratteristiche e tradizioni. Per questo dovrebbe essere (e storicamente lo è stato) un’espressione affidabile e duratura di ciò che accade nelle campagne (beviamo vini vecchi di cinquant’anni ma non mangiamo neppure il pane di cinque giorni).
Per migliaia di anni i popoli di Italia, Francia, Germania, Portogallo e Spagna sono stati consapevoli che ogni cento metri la natura può presentare colossali differenze, rispecchiate dalle caratteristiche dell’uva. I secoli hanno insegnato agli agricoltori e agli abitanti delle città che la trasformazione magica del succo d’uva in vino è una trasformazione dell’agricoltura pura in cultura, in tutti i suoi aspetti.
Il vino è infatti l’espressione delle capacità di un artigiano, un uomo che sa plasmare, in parte, la natura a sua immagine. Il viticoltore è il cugino di campagna di tutti gli artisti che scrivono, dipingono, filmano, ballano e scrivono musica, e per questo motivo il vino è una specie di museo vivente, il testamento di uno specifico pezzo di terra. Il tempo e le piante racchiudono la storia, la cultura e le pratiche sociali di ogni regione e sottoregione.
La meraviglia del vino sta nella sua capacità di cavalcare l’agricoltura e l’arte. E, insieme al suo effetto inebriante, ha contribuito per ottomila anni a creare una società più civile. Ma oggi, quando condividiamo una bottiglia di vino, sappiamo ancora da dove viene e perché?»

cop1È un po’ con questo lo spirito che abbiamo voluto invitare a ciascuno degli incontri con gli autori e gli editori della rassegna «LE MARCHE IN BIBLIOTECA, I Giovedì Letterari della Planettiana», un produttore locale che ci presenterà i suoi vini. Saranno presenti alle diverse serate le aziende Col di Corte, Ca’Liptra, La Distesa, La Staffa e Pievalta, che ringraziamo.

Al primo appuntamento, giovedì 6 ottobre alle 21.15, presso la Biblioteca Planettiana, sarà presente Col di Corte.
La serata è dedicata all’antologia S’AGLI OCCHI CREDI. Le Marche dell’arte nello sguardo dei poeti, a cura di Cristina Babino (Vydia Editore). Saranno presenti alcuni degli autori; l’evento sarà inoltre arricchito dalla partecipazione musicale di Gastone Pietrucci de La Macina, accompagnato dal chitarrista Marco Gigli.

IL PROGRAMMA dei Giovedì Letterari

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(*) Jonathan Nossiter è un regista, autore di sette lungometraggi, tra i quali MONDOVINO (Cannes, 2004), SUNDAY (con il quale ha vinto il Sundance Film Festival nel 1997), RIO SEX COMEDY e RESISTENZE NATURALI; è autore dei libri Le vie del vino (Einaudi) e Insurrezione culturale (DeriveApprodi).

Recensione di Massimo Raffaeli a “S’agli occhi credi, le Marche dell’arte nello sguardo dei poeti”

Pubblichiamo di seguito una recensione, apparsa a marzo 2016 sull’inserto Alias de “il manifesto”, che Massimo Raffaeli ha scritto al libro a cura di Cristina Babino S’agli occhi credi, le Marche dell’arte nello sguardo dei poeti, edito da Vydia e protagonista del primo appuntamento di “Le Marche in Biblioteca: i Giovedì Letterari della Planettiana” in programma giovedì 6 ottobre.

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“Da Carlo Crivelli a Mattiacci, sedici poeti marchigiani fissano l’arte delle loro terre”

di Massimo Raffaeli

Scrisse una volta Paolo Volponi che le Marche hanno una misura breve e un’aria mite, prodiga di innesti e di silenziose contaminazioni più che, aggiungeva, di «incontri e proclami»: insomma, sia detto in altri termini, le Marche come regione declinata al plurale, silenziosa e attiva sottotraccia eppure colma tanto di tesori artistici quanto (ed è un caso nazionale a lungo richiamato, studiato) di poeti. Ne è ultima e fervida testimonianza il volume collettivo a cura della poetessa Cristina Babino, S’agli occhi credi Le Marche dell’arte nello sguardo dei poeti (Vydia editore, Montecassiano, pp. 181, € 18) che è suggellato da una limpida nota storica di Daniela Simoni, responsabile del «Centro Studi Osvaldo Licini» di Monte Vidon Corrado. Sono sedici gli autori convocati a selezionare un’opera presente o concepita nel territorio, dentro un arco cronologico che dal quattrocentesco Carlo Crivelli si congiunge ai contemporanei Magdalo Mussio, Nino Ricci ed Eliseo Mattiacci.Ciascun autore sceglie non soltanto un’opera ma una propria modalità espressiva, dalla poesia in versi (è il caso di Gianni D’Elia sullo stesso Mattiacci), alla pagina di diario (è il caso stavolta di Adelelmo Ruggieri sulla Adorazione dei pastori di Rubens a Fermo o di Marco Ferri sulla Madonna di Senigallia di Piero della Francesca), dalla riflessione metapoetica (Renata Morresi su Crivelli, Maria Lenti su La Muta raffaellesca o Franca Mancinelli sulla anonima tavola urbinate della Città ideale) alla vera e propria canonica forma dell’ekphrasis che adibiscono Alessandro Seri su un celeberrimo Ligabue e Massimo Gezzi sulla malnota e stupenda Piovra di Scipione.

Legati a una diretta produzione d’autore sono peraltro i contributi dei poeti, insieme con D’Elia, di più lungo periodo e di più riconosciuta fisionomia, Francesco Scarabicchi e Umberto Piersanti, l’uno sulla Crocifissione lottesca di Monte San Giusto (e alla figura del Lotto si è ispirato, Scarabicchi, per il poemetto Con ogni mio sapere e diligenza, Liberlibri 2013), l’altro, Piersanti, sul Riposo durante la fuga in Egitto di Federico Barocci, la pala nella chiesa di Piobbico da lui citata nel romanzo Olimpo (Avagliano 2006), unica per la delicatezza degli incarnati e la soavità dei colori, quella in cui si vede il bambinello con le ciliegie in mano: «Sono salito lungo il viale costeggiato dai grandi agrifogli e sono entrato nella chiesa di santo Stefano: ho guardato a lungo quella tela e mi sono come rivisto e riconosciuto in mezzo ai miei colli, dentro le mie terre. La più grande vicenda della storia umana divenuta familiare e vicina, partecipe di uno stesso paesaggio reale e psicologico». Sono parole che nella loro semplicità, nella esattezza, rinviano alla lezione del maggiore poeta espresso dalle marche dopo Leopardi, Franco Scataglini (1930-1994), il quale obliterava i termini della identità e parlava invece di residenza, lo spazio-tempo d’esperienza, di testimonianza, che a ciascuno è dato una volta sola e una volta per sempre.

Le Marche in Biblioteca: giovedì 6 ottobre il primo incontro

manifestoLE MARCHE IN BIBLIOTECA
I Giovedì Letterari della Planettiana

Giovedì 6 ottobre alle ore 21.15 il primo incontro con S’agli occhi credi, le Marche dell’arte nello sguardo dei poeti, a cura di Cristina Babino, Vydia editore (www.vydia.it).

Saranno presenti alcuni degli autori presenti nell’antologia: Allì Caracciolo, Francesco Sacarabicchi, Alessandro Seri.

Nel corso della conversazione con gli autori interviene con un commento musicale il gruppo La Macina (www.macina.net).

La serata si concluderà con una degustazione di vini locali offerta dall’azienda Col di Corte
(www.coldicorte.it).

Collabora alla realizzazione della serata viaggi e miraggi Marche (www.viaggiemiraggi.org/category/catalogo/italia/marche).

La rassegna è promossa e organizzata dalle associazioni culturali Altrovïaggio e Licenze Poetiche con la collaborazione della Biblioteca Planettiana di Jesi e un contributo del Comune di Jesi.

Programma completo:
www.altroviaggio.org/category/le-marche-in-biblioteca/
licenzepoetiche.wordpress.com

“Le Marche in Biblioteca”: i giovedì letterari della Planettiana di Jesi

manifesto

Associazione culturale Altrovïaggio
Associazione culturale Licenze Poetiche
Comune di Jesi – Assessorato alla Cultura – Biblioteca Planettiana

LE MARCHE IN BIBLIOTECA
I Giovedì letterari della Planettiana di Jesi
Dalle ore 21.15, conversazioni con gli autori, interventi musicali, letture, degustazioni

  • 6 ottobre: S’agli occhi credi – Le Marche dell’arte nello sguardo dei poeti, a cura di Cristina Babino, Vydia editore
  • 13 ottobre: Angeli a Sarajevo, di Maria Grazia Maiorino, Gwynplaine edizioni
  • 20 ottobre: Amazzone in tempo reale, di Loretta Emiri, Andrea Livi editore
  • 27 ottobre: I matti del duce, di Matteo Petracci, Donzelli editore
  • 3 novembre: Una città di scoglio, di Francesco Scarabicchi, Affinità elettive

Conversazione con gli autori, interventi musicali, letture dai libri, degustazione di vini

La rassegna è organizzata grazie a un contributo del Comune di Jesi.

Partecipano all’iniziativa: La Macina, Scuola musicale Pergolesi, Viaggi & Miraggi, ArciVoce, gli editori dei libri, le aziende vinicole: La Distesa, Col di Corte, La Staffa, Ca’Liptra, Pievalta.

Info:

info@altroviaggio.org

www.bibliotecaplanettiana.it

planettiana@comune.jesi.an.it

 

“Amazzone in tempo reale”, di Loretta Emiri

Titolo: Amazzone in tempo reale37b2e238-b4e8-4349-92a3-f8df0f7ff439
Autori: Loretta Emiri
Casa editrice: AndreaLivi editore

“La fiera bellezza di Amazzone in tempo reale”,
recensione di Lucia Cupertino
da Fili d’Aquilone, rivista d’immagini, feste e poesia 
(numero 39, luglio/settembre 2015)

Proprio nel momento in cui viene a mancare Jack Goody, grande antropologo sui temi dell’oralità e della scrittura, sulla mia scrivania riposa il volume di Amazzone in tempo reale (2013) dell’indigenista e scrittrice Loretta Emiri. Sarà per la peculiare natura del testo, i suoi protagonisti dai volti scolpiti da fiera bellezza ma scomodi alle logiche dominanti del nostro tempo, sarà forse anche la difficile collocazione nell’ambiente letterario ed editoriale italiano, certo si è che questo meraviglioso libro resta sul fondale della letteratura italiana contemporanea come una perla non ancora riportata a galla dal retino giusto.

Dotata della stessa fluidità delle acque fluviali amazzoniche, la prosa di Loretta Emiri è sciolta ed avvincente, non mancano rapide, ribaltamenti ed imprevisti come però anche momenti di sosta. Ciò che rende l’opera di particolare interesse per il panorama letterario italiano è l’essere una narrativa di testimonianza sull’alterità: Loretta ha vissuto per vent’anni nel cuore dell’Amazzonia al fianco degli yanomami e di altre popolazioni indigene delle regioni più dimenticate del Brasile, lì ha forgiato un’esperienza altra di vita improntata non solo all’incontro con le popolazioni indigene, ma soprattutto alla lenta e operosa costruzione di relazioni orizzontali con gli indigeni, allo sbriciolamento dell’impalcatura etnocentrica, all’immersione in altri valori e altre forme di vita, all’apertura della sua mente e al cambiamento della sua persona. L’Amazzone del titolo del libro, in definitiva, è lei stessa, adottata dagli yanomami, vissuta e rinata in un’altra cultura, allo specchio con quella d’origine. Continua a leggere