Archivio dell'autore: michele bugari

Le Marche in Biblioteca: Cronaca della seconda serata dei Giovedì Letterari

maiorino-angeli-a-sarajevo-coverSi è svolto il 13 ottobre il secondo Giovedì Letterario della rassegna Le Marche in Biblioteca. Nonostante la pioggia e un insolito anticipo di inverno, la partecipazione è stata buona. Un grazie a tutti per l’interesse dimostrato, che aiuta a riempire di significato questi incontri.
L’ospite di questo giovedì è stata Maria Grazia Maiorino, poeta residente ad Ancona, che ci ha proposto per l’occasione un libro di racconti, Angeli a Sarajevo, pubblicato da Gwynplaine edizioni. 4La serata è stata aperta dalla tromba di Alessio Durastanti della Scuola Musicale Pergolesi, che ha eseguito il brano di Domenico Modugno Tu si ‘na cosa grande.
L’ingresso nel libro è stato proposto con la lettura di un brano tratto dal racconto La villa, eseguita da Cristina Corsini del gruppo di lettori ArciVoce, un’esperienza nata lo scorso anno da un corso di dizione e sviluppo della voce organizzato dall’Arci.
5La conversazione con Maria Grazia Maiorino ha preso spunto dalla musica e dal brano letto, per parlare di queso racconto, come è nato, e come sono nati gli altri racconti presenti nel libro, la scelta della forma racconto e il percorso poetico e letterario seguito dall’autrice, la forma della scrittura che da vita ai racconti.1
A metà serata abbiamo ascoltato un nuovo brano musicale, proposto da Antonella Mancinelli, che ha cantato Una miniera dei New Trolls. La scelta dei brani musicali è stata curata da Sergio Cardinali, direttore della Scuola Musicale Pergolesi, al quale nei giorni scorsi avevo mandato in visione la recensione del libro e i due brani scelti per la lettura, e dal momento che nei racconti di Maria Grazia Maiorino c’è anche molta musica, con tante citazioni musicali chiamate a fare da colonna sonora alle situazioni presenti nelle sue storie, intessute di luoghi – sia luoghi dello spazio, come la città, il mare, la baia di Portonovo, una strada, o luoghi più intimi come una casa, una villa nascosta, un salotto, piccoli angoli, e sia luoghi del tempo, come ricordi, foto, lettere, atmosfere, echi di vita, immagini che tornano come trame dentro cui muoversi – ecco che gli allievi della Scuola Pergolesi hanno riproposto almeno alcuni degli echi di quella colonna sonora anche a noi del pubblico presente in sala. Continua a leggere

Giovedì 13 ottobre il 2° incontro con Le Marche in Biblioteca: “Angeli a Sarajevo” di Maria Grazia Maiorino

manifestoLE MARCHE IN BIBLIOTECA
I Giovedì Letterari della Planettiana

Giovedì 13 ottobre ci sarà alle ore 21.15 il secondo incontro de Le Marche in Biblioteca con Angeli a Sarajevo, dodici racconti di Maria Grazia Maiorino, Gwynplaine editore (http://www.gwynplaine.it/)

Conversazione con l’autrice, lettura di alcuni brani a cura del gruppo ArciVoce, commenti musicali a cura della Scuola Pergolesi (http://www.scuolapergolesi.it/nuovo_sito/)

La serata si concluderà con una degustazione di vini locali offerta dall’azienda CA’LIPTRA di Cupramontana (http://www.caliptra.it/)

Collaborano Pergolesi Enocaffè (http://www.pergolesienocaffe.it/) e Viaggi e Miraggi Marche (http://www.viaggiemiraggi.org/category/catalogo/italia/marche)

La rassegna è promossa e organizzata dalle associazioni culturali Altrovïaggio e Licenze Poetiche con la collaborazione della Biblioteca Planettiana di Jesi e un contributo del Comune di Jesi.

Programma:
http://www.altroviaggio.org/category/le-marche-in-biblioteca/
https://licenzepoetiche.wordpress.com/

Un saggio del nostro ‘terroir’ marchigiano

Le Marche in biblioteca: I Giovedì Letterari della Planettiana

(impressioni e suggestioni di Romina Marcattili)

“Terroir” è una bella parola. Mi piace farla risuonare nella testa e nella bocca, come un vino rosso dentro un calice. Viene dal francese e porta dunque con sé il sentore di altri paesaggi, di altri orizzonti linguistici (e culturali, quindi), eppure sta bene anche con l’ocra e i toni grigio-polvere delle nostre terre marchigiane, con l’odore salmastro che insaporisce l’aria dolce delle colline, con i bagliori ferrigni dei nostri rossi e quelli verdastri dei bianchi fermi.

“Terroir” è una parola usata dai viticultori per indicare un’area con specifiche caratteristiche geografiche, climatiche, fisiche, dove un vino alligna meglio che altrove, diventando unico e irripetibile, ma sta benissimo anche con altri frutti della terra, io credo, comprese l’arte e la musica e la poesia, compresa ogni forma espressiva che nella terra affonda le sue radici, per poi trovare spazio e creare risonanze altrove ed ovunque. Mi piace pensare le Marche come un “terroir”, generoso se dissodato con impegno e dedizione, se “lavorato” bene, direbbe mio nonno, nel linguaggio tecnico del suo sapere contadino. E un terreno lavorato bene è pronto ad accogliere semi nuovi, ad impregnarsi di umori diversi che daranno frutti a loro volta generosi.

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La forza delle parole

di Francesco Scarabicchi

(intervento inviato per la serata di presentazione dell’antologia “S’agli occhi credi”, il 6 ottobre 2016 alla Biblioteca Planettiana di Jesi)

La lingua che parliamo è un ponte per raggiungere tutto ciò che ci circonda o che abita il luogo dei nostri sentimenti e delle nostre percezioni. Le parole si schiudono o si serrano secondo la forza che lega ognuno di noi al proprio universo in generale. Ogni cosa ha il suo nome per essere conosciuta, “chiamata”, definita. Nomi comuni e nomi propri. Noi siamo al servizio delle parole ed è un dono riuscire a poterle possedere e usare rispettandole, conservandole. La lingua italiana è una preziosa risorsa perché, conoscendone le regole, essa ci mette in diretto contatto con la nostra esistenza. Usare bene la lingua è come possedere uno strumento musicale che impariamo ad adoperare con pazienza, tenacia, costanza, fedeltà, dedizione.

Partendo da una semplice constatazione, si tenta di cogliere (sotto il profilo emotivo, sensoriale, percettivo, mentale e poi linguistico, formale, artistico, letterario) la presenza della poesia nella vita quotidiana, attraverso le sue manifestazioni minime, il suo essere nutrimento di senso e di bellezza, di misura e di armonia, anche là dove il tema o pedale dell’intonazione è drammatico o tragico. Con ciò si vuole far intendere che la poesia è l’arte più vicina al destino di ognuno proprio perché costeggia tutti gli aspetti della vita senza i quali non potrebbe darsi arte alcuna.

In un’epoca virtuale, visiva, digitale, si sente fortissimo la mancanza della “voce”, quella scritta e quella parlata, quella che rende riconoscibile e memorabile l’altro, quella che abita la mente del pensiero. Una grande emozione avvolse integralmente me il giorno che sentii in casa mio figlio pronunciare la prima parola. Con quella definizione egli metteva piede nel mondo degli uomini che articolano una lingua. Articolare una lingua vuol dire anche disporsi, via via, alla formulazione di un pensiero che ha bisogno della sua forma visiva e sonora per costituirsi all’interno dello statuto espressivo.

Pensiamo a cosa significhi dare “voce” ad un dipinto come può essere la Crocefissione di Lorenzo Lotto nella chiesetta di Monte San Giusto. Il lessico, la grammatica e la sintassi dello sguardo si trovano in uno dei labirinti più ardui e complessi: come si rende l’odore? Un suono? Il lamento?

Mi fermo qui per non togliere tempo ad altri relatori lasciandovi ad interrogarvi sull’antichità della parola nell’epoca della oralità, della scrittura virtuale, tecnologica, eccetera.

scarabicchi

Recensione del libro di Maria Grazia Maiorino “Angeli a Sarajevo”

maiorino-angeli-a-sarajevo-coverGiovedì 13 ottobre, ore 21.15, secondo incontro di LE MARCHE IN BIBLIOTECA, I Giovedì Letterari della Planettiana. Il libro della serata è “Angeli a Sarajevo”, di Maria Grazia Maiorino, Gwynplaine editore.

Una recensione di Tullio Bugari.

C’è come una trama tessuta da più fili in questi racconti, ove le parole si fanno leggere e il linguaggio delicato e pieno, sempre mobile, che s’immerge e riaffora, si guarda e vede nessi, rimandi a nuove trame, segue il senso di quei fili in luoghi toccati ora dai ricordi, o da nostalgie, talvolta rimpianti. Una o più trame che giocano a svelarsi o nascondersi, sopra o sotto la superficie, o a svelare proprio ciò che è già in superficie, implicito, tra le parole stesse, o nelle relazioni, nelle cose, e richiede soltanto una tacita attenzione. “Che cos’è quella corda tesa fatta di sguardi e di parole che le tiene ancora lì?” si chiede Elena mentre ci guida nel racconto “Cambiamenti”. Chi c’è e cosa ai capi di quella corda tesa come un legame, un filo attraverso cui i mondi interiori accendono un contatto? I cambiamenti come delicate metamorfosi di ciò che il corpo e i luoghi già contengono, anche quando sembrava non ci fossero più.

Leggerezza è la prima parola che mi è venuta la prima volta che ho letto i racconti di Maria Grazia Maiorino, e si trattava proprio di uno dei racconti qui presenti, “La casa delle iris”, e usai questa parola in pubblico nell’introdurre la conversazione con lei, e ancora mentre la pronunciavo questa parola ne avvertii anche il significato negativo che di solito le viene attribuito, e quindi sentii il bisogno di correggermi, ma così, messo alla sprovvista da me stesso, mi percepii un po’ goffo, come un infantile tentativo di correzione. Mi resi conto solo dopo che per un momento ero davvero entrato in sintonia con quel linguaggio.

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Recensione di Massimo Raffaeli a “S’agli occhi credi, le Marche dell’arte nello sguardo dei poeti”

Pubblichiamo di seguito una recensione, apparsa a marzo 2016 sull’inserto Alias de “il manifesto”, che Massimo Raffaeli ha scritto al libro a cura di Cristina Babino S’agli occhi credi, le Marche dell’arte nello sguardo dei poeti, edito da Vydia e protagonista del primo appuntamento di “Le Marche in Biblioteca: i Giovedì Letterari della Planettiana” in programma giovedì 6 ottobre.

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“Da Carlo Crivelli a Mattiacci, sedici poeti marchigiani fissano l’arte delle loro terre”

di Massimo Raffaeli

Scrisse una volta Paolo Volponi che le Marche hanno una misura breve e un’aria mite, prodiga di innesti e di silenziose contaminazioni più che, aggiungeva, di «incontri e proclami»: insomma, sia detto in altri termini, le Marche come regione declinata al plurale, silenziosa e attiva sottotraccia eppure colma tanto di tesori artistici quanto (ed è un caso nazionale a lungo richiamato, studiato) di poeti. Ne è ultima e fervida testimonianza il volume collettivo a cura della poetessa Cristina Babino, S’agli occhi credi Le Marche dell’arte nello sguardo dei poeti (Vydia editore, Montecassiano, pp. 181, € 18) che è suggellato da una limpida nota storica di Daniela Simoni, responsabile del «Centro Studi Osvaldo Licini» di Monte Vidon Corrado. Sono sedici gli autori convocati a selezionare un’opera presente o concepita nel territorio, dentro un arco cronologico che dal quattrocentesco Carlo Crivelli si congiunge ai contemporanei Magdalo Mussio, Nino Ricci ed Eliseo Mattiacci.Ciascun autore sceglie non soltanto un’opera ma una propria modalità espressiva, dalla poesia in versi (è il caso di Gianni D’Elia sullo stesso Mattiacci), alla pagina di diario (è il caso stavolta di Adelelmo Ruggieri sulla Adorazione dei pastori di Rubens a Fermo o di Marco Ferri sulla Madonna di Senigallia di Piero della Francesca), dalla riflessione metapoetica (Renata Morresi su Crivelli, Maria Lenti su La Muta raffaellesca o Franca Mancinelli sulla anonima tavola urbinate della Città ideale) alla vera e propria canonica forma dell’ekphrasis che adibiscono Alessandro Seri su un celeberrimo Ligabue e Massimo Gezzi sulla malnota e stupenda Piovra di Scipione.

Legati a una diretta produzione d’autore sono peraltro i contributi dei poeti, insieme con D’Elia, di più lungo periodo e di più riconosciuta fisionomia, Francesco Scarabicchi e Umberto Piersanti, l’uno sulla Crocifissione lottesca di Monte San Giusto (e alla figura del Lotto si è ispirato, Scarabicchi, per il poemetto Con ogni mio sapere e diligenza, Liberlibri 2013), l’altro, Piersanti, sul Riposo durante la fuga in Egitto di Federico Barocci, la pala nella chiesa di Piobbico da lui citata nel romanzo Olimpo (Avagliano 2006), unica per la delicatezza degli incarnati e la soavità dei colori, quella in cui si vede il bambinello con le ciliegie in mano: «Sono salito lungo il viale costeggiato dai grandi agrifogli e sono entrato nella chiesa di santo Stefano: ho guardato a lungo quella tela e mi sono come rivisto e riconosciuto in mezzo ai miei colli, dentro le mie terre. La più grande vicenda della storia umana divenuta familiare e vicina, partecipe di uno stesso paesaggio reale e psicologico». Sono parole che nella loro semplicità, nella esattezza, rinviano alla lezione del maggiore poeta espresso dalle marche dopo Leopardi, Franco Scataglini (1930-1994), il quale obliterava i termini della identità e parlava invece di residenza, lo spazio-tempo d’esperienza, di testimonianza, che a ciascuno è dato una volta sola e una volta per sempre.

Le Marche in Biblioteca: giovedì 6 ottobre il primo incontro

manifestoLE MARCHE IN BIBLIOTECA
I Giovedì Letterari della Planettiana

Giovedì 6 ottobre alle ore 21.15 il primo incontro con S’agli occhi credi, le Marche dell’arte nello sguardo dei poeti, a cura di Cristina Babino, Vydia editore (www.vydia.it).

Saranno presenti alcuni degli autori presenti nell’antologia: Allì Caracciolo, Francesco Sacarabicchi, Alessandro Seri.

Nel corso della conversazione con gli autori interviene con un commento musicale il gruppo La Macina (www.macina.net).

La serata si concluderà con una degustazione di vini locali offerta dall’azienda Col di Corte
(www.coldicorte.it).

Collabora alla realizzazione della serata viaggi e miraggi Marche (www.viaggiemiraggi.org/category/catalogo/italia/marche).

La rassegna è promossa e organizzata dalle associazioni culturali Altrovïaggio e Licenze Poetiche con la collaborazione della Biblioteca Planettiana di Jesi e un contributo del Comune di Jesi.

Programma completo:
www.altroviaggio.org/category/le-marche-in-biblioteca/
licenzepoetiche.wordpress.com

“Le Marche in Biblioteca”: i giovedì letterari della Planettiana di Jesi

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Associazione culturale Altrovïaggio
Associazione culturale Licenze Poetiche
Comune di Jesi – Assessorato alla Cultura – Biblioteca Planettiana

LE MARCHE IN BIBLIOTECA
I Giovedì letterari della Planettiana di Jesi
Dalle ore 21.15, conversazioni con gli autori, interventi musicali, letture, degustazioni

  • 6 ottobre: S’agli occhi credi – Le Marche dell’arte nello sguardo dei poeti, a cura di Cristina Babino, Vydia editore
  • 13 ottobre: Angeli a Sarajevo, di Maria Grazia Maiorino, Gwynplaine edizioni
  • 20 ottobre: Amazzone in tempo reale, di Loretta Emiri, Andrea Livi editore
  • 27 ottobre: I matti del duce, di Matteo Petracci, Donzelli editore
  • 3 novembre: Una città di scoglio, di Francesco Scarabicchi, Affinità elettive

Conversazione con gli autori, interventi musicali, letture dai libri, degustazione di vini

La rassegna è organizzata grazie a un contributo del Comune di Jesi.

Partecipano all’iniziativa: La Macina, Scuola musicale Pergolesi, Viaggi & Miraggi, ArciVoce, gli editori dei libri, le aziende vinicole: La Distesa, Col di Corte, La Staffa, Ca’Liptra, Pievalta.

Info:

info@altroviaggio.org

www.bibliotecaplanettiana.it

planettiana@comune.jesi.an.it

 

“E adesso?”, di A Yi

e adessoTitolo: E adesso?
Autore: A Yi
Casa editrice: Metropoli d’Asia

A Yi, nato nel 1976, è una delle nuove promesse della letteratura cinese e tra “i venti migliori scrittori cinesi sotto i quarant’anni”, stando alla prestigiosa rivista letteraria tawainese Lianhe Wenxue. E adesso? è il suo primo romanzo e la sua prima opera pubblicata in Italia, mentre in Cina ha già pubblicato anche alcune raccolte di racconti. Edito da Metropoli d’Asia, casa editrice fondata nel 2009 da Andrea Berrini e focalizzata in particolare sulla contemporaneità asiatica, il romanzo di A Yi racconta in prima persona la storia di un giovane e di un vuoto così ingombrante da spingerlo alla fuga. L’espediente efferato che escogita per cercare un senso, forse introvabile, ed essere rincorso in questa sua fuga, finirà per evidenziare anche il vuoto della società che sarà chiamata poi a giudicare il suo delitto, dando alla fine quasi l’impressione che l’unico buono sia proprio il protagonista, come ha scritto Cecilia Attanasio Ghezzi nella sua intervista ad A Yi su Internazionale.

In un’altra intervista a Marco Del Corona del Corriere della Sera, lo stesso A Yi ha aggiunto che “esistono personaggi come il protagonista che non hanno niente da fare e non riescono a sollevarsi. Certo, sono colpevoli loro ma è la nostra epoca che manca di valori”. Il contesto del romanzo è infatti quello di una generazione cresciuta nella Cina che si è aperta al commercio e al potere del denaro, finendo quindi per parlare di una crisi esistenziale che è in realtà universale, come sostiene Clarissa Sebag-Montefiore sul Wall Street Journal. Jane Graham su Big Issue parlando del romanzo ha invece scritto : “Frasi guizzanti e lampi di pensiero originale filtrano nella sua prosa essenziale e descrittiva come raggi di sole in una stanza in penombra”. Continua a leggere

Chimamanda Ngozi Adichie: I pericoli di una storia unica

www.ted.com/talks/chimamanda_adichie_the_danger_of_a_single_story

Chimamanda Ngozi Adichie è nata ad Abba, in Nigeria, nel 1977 ed è cresciuta nella città universitaria di Nsukka. Là ha completato il primo ciclo di studi, poi proseguiti negli Stati Uniti. Già vincitrice di importanti premi con L’ibisco viola e Metà di un sole giallo (il Commonwealth Writers’ Prize for Best First Book 2005, il primo, e l’Orange Broadband Prize 2007 e il Premio internazionale Nonino 2009, il secondo), entrambi pubblicati da Einaudi, con Americanah, il suo terzo romanzo, ha conquistato la critica aggiudicandosi il National Book Critics Circle Award 2013 e giungendo tra le finaliste del Baileys Women’s Prize for Fiction 2014. Un brano del discorso Dovremmo essere tutti femministi (pubblicato in Italia da Einaudi) tenuto da Adichie nel 2013 durante una conferenza TEDx, è stato campionato dalla cantante Beyoncé nella canzone Flawless. Time Magazine l’ha inclusa nell’elenco delle 100 persone più influenti al mondo nel 2014. Adichie è stata definita «la Chinua Achebe del XXI secolo».
Il suo sito è chimamanda.com.