Le Marche in Biblioteca: Cronaca della terza serata dei Giovedì Letterari

37b2e238-b4e8-4349-92a3-f8df0f7ff439La letteratura come linguaggio in grado di esprimere in modo più intimo, interiore, la relazione che l’autrice ha vissuto nella sua lunga esperienza all’interno di questo mondo così lontano dalle nostre percezioni. Il libro di Loretta Emiri, Amazzone in tempo reale, non è un saggio o un reportage descrittivo, generi pure importanti e preziosi quando abbiamo occasione di incontrarne di buona qualità, e utili per viaggiare con loro dentro realtà che altrimenti ci resterebbero lontane. Eppure, il modo di narrare di Loretta è ancora altro, più letterario, restituisce ogni volta nel flusso delle immagini la poesia dell’incontro. Alcuni brani del suo libro li abbiamo ascoltati direttamente grazie alla lettura di Cristina e Paolo, del gruppo ArciVoce. Per primo il racconto Xavante, che apre anche l’ampia raccolta di 23 racconti brevi di cui si compone il libro, ognuno intitolato con il nome di un diverso popolo indio incontrato da Loretta in momenti diversi della sua esperienza, e poi Patamona, il nome di un’altra popolazione, racconto ambientato anche in città, dove al centro c’è una ragazza Patamona, con i suoi problemi, le sue aspirazioni e la riscoperta e valorizzazione della propria identità india. Nella discussione, in questo modo, Loretta ci ha raccontato non solo la sua esperienza nei momenti diversi in cui l’ha vissuta sul posto, ma anche “il dopo”, attraverso i contatti che ha sempre mantenuto e mantiene tuttora con i tanti amici indigeni di quelle terre, offrendocene così l’immagine viva dell’oggi, e dunque non di culture da pensare come residuo del passato, e semplicemente da preservare per una qualche esoticità fuori dal tempo, ma al contario da conoscere anche nella realtà attuale, che mantengono i legami con le proprie radici e al tempo stesso vivono e si rinnovano. Esistono. E così, solo per citare alcune delle manifestazioni che potrebbero apparirci più curiose, ecco allora gli scrittori indigeni che formano reti tra loro e i cui romanzi fanno la loro comparsa anche nei nostri festival letterari, o i pittori con le loro mostre oppure i gruppi musicali che non ripropongono solo o soltato le musiche tradizionali ma innovano musicalmente nel presente, oppure il protagonismo sociale e politico attuale, da cui recentemente abbamo anche il primo sindaco indio della propria città. Tutto ciò nell’ambito di una situazione sociale sempre difficile e costellata da discriminazioni, tuttora esistenti e di purtroppo lunga consuetudine storica, ma è ugualmente più bello saperlo in grado di reagire. Tra questi esempi, i maestri indigeni, delle diverse popolazioni, che girano il Brasile a tenere conferenze, e a insegnare ad esempio ai “bianchi” come coltivare o allevare animali nel rispetto della natura, che è possibile. Insomma, abbiamo da imparare anche direttamente per i nostri problemi di oggi. Scherzando, introducendo la seconda parte della nostra serata, dedicata ai vini locali, abbiamo constatato che le vie per arrivare al nostro Verdicchio possono anche, in modo inaspettato, passare per l’Ammazonia.

Hanno collaborato alla serata per gli interventi musicali la Scuola Pergolesi, per le letture il gruppo Arci Voce, per l’incontro con i vini l’azienda vinicola La Distesa di Cupramontana, con la collaborazione di Pergolesi Enocaffè.

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