“In fondo alla speranza”, di Jacopo Frey e Nicola Gobbi

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Titolo: In fondo alla speranza. Ipotesi su Alex Langer
Autore: Jacopo Frey e Nicola Gobbi
Casa editricecomma22

“Eccolo il nostro Alex, con l’immancabile agendina, con le lettere da portare e da lasciare, Alex Langer nel pozzo, come appare nelle prime tavole del fumetto “In fondo alla speranza” scritto e disegnato da due autori esordienti Jacopo Frey e Nicola Gobbi, di Ancona”; si apre così la bella recensione di Sandro Ottoni. Non è un racconto sulla guerra dell’ex Jugoslavia, che appare soltanto sullo sfondo, anche se è uno sfondo totalmente presente, come una pelle. E’ il racconto di Alex “sottopelle”, anzi, un ipotesi su Alex.


“Nell’esperienza sicuramente eclettica di Langer – dice lo sceneggiatore Jacopo Frey in un’intervista –  ci siamo trovati davanti lo scoglio di cercare di capire cosa raccontare. Il fumetto di realtà – un fenomeno editoriale quasi esclusivamente italiano è più che altro giornalismo disegnato, inchieste accompagnate da immagini – non ci piaceva perché facendo questo lavoro di scoperta, Nicola soprattutto con il suo ruolo da narratore per immagini, abbiamo cercato nel personaggio un altro aspetto, quello umano, raccontato da chi lo conosceva.”
Nella mia percezione più immediata, mentre leggevo e sfogliavo le immagini disegnate da Nicola Gobbi, vedevo un Alex Langer comunque, quasi paradossalmente, non toccato da quello scenario di “autunno” che lo circonda, e che lui attraversa lasciandosi al tempo stesso attraversare, immergendovisi dentro totalmente, fino a penetrare nella terra, nel pozzo, eppure così incommensurabile, come se una inspiegabile e ostinata inquietudine lo spingesse comunque a cercare di vedere altro, al di là di ciò che appare. E poi queste lettere, che lui deve consegnare ma non da estraneo, le sente come una parte di sé, di persone che si scambiano messaggi di “speranza”, lettere che nei disegni vediamo come foglie al vento che se ne vanno da sole, disperse chissà dove, o le foglie come lettere nel loro ultimo cammino. Ho ricopiato alcune delle riflessioni di Alex, che credo i due autori le abbiano riprese citando suoi discorsi. Pensieri che possono diventare un peso che sovrasta.
“In questa guerra, più che in altre mi sembra di essere costretto a decidere da che parte stare… Insomma una sorta di scelta impossibile tra buoni o cattivi”.
“Verità semplici e superficiali fatte di massacri orribili e atti di eroismo; quando però si entra nel conflitto reale , si capisce quanto il sangue vero sia meno emozionante di quello finto dei film: colpisce lo stomaco, non il cervello; diventa un elemento isolato, offusca il conteSto e mette sullo stesso piano aggredito e aggressore. Non possiamo fermarci a questo, non devo farlo, dobbiamo scavare nel profondo e svelare le vere radici del conflitto.”
“Allora è così facile capre chi sono gli amici e chi i nemici? I soldati dietro ai quali si va diventano “noi” e quelli che si sparano addosso i nemici? Basta odiare chi ha fatto Fuoco per primo e ucciso un amico per capire da che parte sTare e sperare quindi che i “nostri” riescano a vincere. No, non può essere tanto semplice, perché i corpi si assommano ai corpi e uno di noi è pur sempre uno dei tanti”.
Ma le emozioni, nel leggerlo, derivano direttamente anche dai disegni di Nicola Gobbi, vi sono incorporate dentro e riproposte attraverso le irreali visioni di morte che Alex scorge attorno a sé, nel suo sguardo che è insieme remissivo e inquieto, nel suo perdersi quasi vagabondando, che è un perdersi senza possibilità di sfuggire. Il racconto inizia e finisce nello stesso luogo, sotto un albero d’albicocco nei pressi di un pozzo, nel mezzo un paio di scarponcini a terra e sopra le foglie e le lettere che volano. In fondo alla speranza.

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