“Le Marche in Biblioteca”: i giovedì letterari della Planettiana di Jesi

manifesto

Associazione culturale Altrovïaggio
Associazione culturale Licenze Poetiche
Comune di Jesi – Assessorato alla Cultura – Biblioteca Planettiana

LE MARCHE IN BIBLIOTECA
I Giovedì letterari della Planettiana di Jesi
Dalle ore 21.15, conversazioni con gli autori, interventi musicali, letture, degustazioni

  • 6 ottobre: S’agli occhi credi – Le Marche dell’arte nello sguardo dei poeti, a cura di Cristina Babino, Vydia editore
  • 13 ottobre: Angeli a Sarajevo, di Maria Grazia Maiorino, Gwynplaine edizioni
  • 20 ottobre: Amazzone in tempo reale, di Loretta Emiri, Andrea Livi editore
  • 27 ottobre: I matti del duce, di Matteo Petracci, Donzelli editore
  • 3 novembre: Una città di scoglio, di Francesco Scarabicchi, Affinità elettive

Conversazione con gli autori, interventi musicali, letture dai libri, degustazione di vini

La rassegna è organizzata grazie a un contributo del Comune di Jesi.

Partecipano all’iniziativa: La Macina, Scuola musicale Pergolesi, Viaggi & Miraggi, ArciVoce, gli editori dei libri, le aziende vinicole: La Distesa, Col di Corte, La Staffa, Ca’Liptra, Pievalta.

Info:

info@altroviaggio.org

www.bibliotecaplanettiana.it

planettiana@comune.jesi.an.it

 

Circolo di Lettura (martedì 27 settembre ore 21.15)

VolantinoLettura

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 STUZZICHIAMO LA LETTURA
LA LETTERATURA MEDIO ORIENTALE CONTEMPORANEA

Circolo di lettura secondo anno (2016/2017). Si riprende. Martedì 27 settembre ci vediamo alle 21.15 alla Biblioteca Planettiana di Jesi, alla Salara, piano terra. Chiunque sia interessato può venire.
In questo primo incontro spiegheremo ai lettori che vengono per la prima volta come funziona il circolo di lettura, sceglieremo insieme i libri da condividere nell’anno, ci accorderemo per le date degli incontri mensili da ottobre a maggio e… partiremo di nuovo insieme per questo percorso di letture condivise.
Il viaggio dello scorso anno nella letteratura americana del Novecento è stato molto coinvolgente, e ha fatto nascere il desiderio di proseguire l’esperienza.
Quindi eccoci di nuovo pronti a fare i bagagli. Il tema di quest’anno è LA LETTERATURA MEDIO ORIENTALE CONTEMPORANEA, così varia, articolata, ricca, geograficamente vicina e spesso intrecciata a noi, ma resa più attuale purtroppo dalle situazioni di guerra e delle tragedie che toccano diversi di questi paesi.
Non aspetta a un circolo di lettura affrontare i nodi sociali o politici di tali tragedie, il nostro compito semmai è di stuzzicare le curiosità e tenere alta l’attenzione verso produzioni culturali e letterarie ricche, stimolanti, risultato di storie impegni e tradizioni diverse dalla nostra e diverse anche tra loro, di più aree linguistiche e culturali.
Nacque in queste terre la prima scrittura al mondo e il primo poema, più di quattro mila anni fa, l’epopea di Gilgamesh, e nacque qui Le mille e una notte, il contenitore di ogni imaginazione, e tanti poeti e autori in ogni epoca.
Affronteremo questo universo attraverso lo sguardo e le parole di alcuni autori contemporanei, sospesi tra le loro storie millenarie e questo oggi che dilaga ovunque, e ne ricaveremo sicuramente stimoli preziosi per noi, domande, ci capiterà talvolta di sentirci spiazzati e altre di scoprire condivisioni non immaginate. Condivideremo tutte queste emozioni tra di noi, attraverso le letture che faremo.

Gli incontri sono condotti da Alessandro Seri, poeta e scrittore, presidente di ADAM, Accademia delle Arti di Macerata. La partecipazione è libera, chi è interessato è pregato di comunicarlo a:
planettiana@comune.jesi.an.it – tel. 0731/538346 (ore 8,00-14,00)
info@altroviaggio.org – tel. 328 1967178

Stuzzichiamo la lettura

«Lettura come conversazione, esperienze condivise in Biblioteca», articolo di Romina Marcattili, pubblicato sul periodico del Comune di Jesi “Jesi Oggi” n.2-giugno 2016.
Copia di ScansioneIn questo nostro tempo ipertecnologico e “social”, dove ogni gesto viene condiviso e ogni spazio (anche il più privato) esposto allo sguardo di amici e follower, la lettura sembra essere ancora una delle poche esperienze che ci riconducono ad una geografia intima e remota, segreta e personale, in cui ritroviamo noi stessi ed elaboriamo, attraverso le parole, il nostro mondo.
Tale esperienza il più delle volte avviene nello spazio riservato del nostro pensiero, nella “stanza tutta per sé” che ognuno di noi si costruisce e dove amiamo rintanarci per riprendere fiato dalle incombenze e dai condizionamenti della vita esteriore.
In questo spazio “nostro” entriamo in relazione con i personaggi della storia che leggiamo, ma anche (su un piano meno ideale) con chi ha scritto il libro, con chi l’ha realizzato fisicamente, con chi l’ha aperto e percorso con lo sguardo prima di noi e persino con chi lo farà dopo di noi.
Tuttavia la lettura offre anche ulteriori e diverse opportunità di condivisione, se vissuta in quella dimensione pubblica, che non è estranea alla sua stessa origine, se è vero che, prima di essere un’esperienza individuale, la pratica della lettura è stata a lungo nell’antichità un’occasione di vita sociale e di socializzazione. Ed è proprio per questa dimensione sociale che i numerosi Gruppi di Lettura, nati nel Nord Europa, ma importati in Italia ormai da qualche anno, intendono favorire e promuovere. Forti della loro natura non istituzionalizzata e liquida, che permette loro di autogestioni e di muoversi con un estrema libertà fuori dalle pastoie burocratiche, i Gruppi di Lettura hanno invaso pacificamente tutto il territorio nazionale ed hanno assunto piena coscienza di sé, a tal punto da aver costituito una rete con un proprio web.
E da qualche mese anche la città di Jesi, terreno d’altronde già fertile per l’associazionismo, declinato nelle sue più diverse e svariate sfumature, ha il suo Gruppo di Lettura.
“Stuzzichiamo la lettura” è il nome invitante che si è dato il Gruppo, che dal mese di ottobre scorso si riunisce con cadenza mensile per condividere il piacere di leggere e scambiarsi opinioni e “gusti” letterari.
L’iniziativa, promossa e organizzata dalla Biblioteca Planettiana di Jesi e dall’Associazione culturale Altrovïaggio, con la collaborazione della Libreria Incontri e dell’Arci comitato di Jesi-Fabriano, ha visto una serie di incontri mensili in cui, guidati da Alessandro Seri, poeta e scrittore maceratese, i partecipanti hanno discusso dei libri  scelti dal Gruppo stesso all’inizio del percorso.
Il tema proposto per questo primo ciclo annuale è stato la “Letteratura americana del Novecento”. Ogni libro offre un punto di partenza per un percorso conoscitivo che ogni volta si costruisce attraverso e intorno alla conversazione fra i partecipanti al Gruppo di Lettura. E in ogni conversazione ognuno può portare il proprio modesto parere, confrontare idee e scambiare  (magari) esperienze e vissuti con gli altri. E alla fine della serata ognuno può rimanere della propria idea o arrivare ad una comprensione altra del libro letto, ma sempre tornerà a casa con una storia in più ad arricchire il proprio mondo, ad allargare l’orizzonte del proprio sguardo. “Ogni libro nuovo che si legge – diceva Italo Calvino – è come un nuovo occhio che si apre”.
Leggere, dunque, e condividere l’esperienza della lettura, apre infiniti occhi dentro di noi, occhi con i quali guardare ed interpretare le storie che viviamo ed anchequelle vissute e narrate da altri.
La lettura, intesa in questo senso, crea molteplici legami fra noi e gli altri e realizza quella condivisione che ci porta miracolosamente oltre i nostri limiti e ci fa sentire meno soli.
Un’esperienza decisamente positiva che la Biblioteca si impegna a riproporre, con un nuovo percorso, l’autunno prossimo.

 

 

Letture di Sardegna (letti di notte a Jesi)

(Ripubblichiamo l’articolo “Letti di notte arriva a Jesi e va in Sardegna”, pubblicato il 15/6/2016 sul blog: Il tè tostato)

LDNLETTI DI NOTTE, la notte bianca delle librerie, la serata in cui lettori e librai si scatenano e insieme festeggiano il libro, quest’anno arriverà a Jesi, casa mia, e per la prima volta parteciperà anche Il tè tostato.
Il 18 giugno, sul far della sera, le librerie diventeranno il luogo di esplorazione di mille altri luoghi, si animeranno delle città e dei Paesi del mondo reale e immaginario per leggerli, condividerli, raccontarli e sfogliarli.
Si sa che nelle storie, tra le pagine, chiusi da copertina e quarta ci sono infiniti mondi e sabato sera ne saranno visitati moltissimi, in ogni angolo d’Italia.
Alla Libreria dei ragazzi, in centro a Jesi, racconteremo i luoghi dell’anima attraverso la geografia della Sardegna e le opere di alcuni scrittori che di Sardegna vivono e scrivono.

ClRNHFEWkAAWjSxLa serata avrà inizio alle 21.30 con la presentazione dell’iniziativa e sarà suddivisa in tre appuntamenti di lettura e confronto. Inizieremo omaggiando Grazia Deledda, nostro prezioso premio Nobel per la letteratura nel 1926, leggendo alcuni passi da Canne al vento continueremo con Salvatore Niffoi con il suo La vedova scalza pubblicato da Adeplphi e vincitore del premio campiello del 2006.

Alle 22.30 si aprirà la seconda parte della serata con altre due opere che rendono la Sardegna scenario necessario e unico della storia e delle vite raccontate: La teologia del cinghiale di Gesuino Nemus, uscito per elliot edizioni nel 2015, e Mal di pietre di Milena Agus, nottetempo 2006, vincitore nel 2007 di numerosi premi tra cui il Premio Elsa Morante e il libro dell’anno di Fahrenheit.

dinotteIl terzo incontro alle 23.30 ci porterà tra le righe di Marcello Fois con L’importanza dei luoghi comuni, Einaudi 2013, e di Michela Murgia con il suo Accabadora, vincitore del premio Campiello nel 2010. L’accoglienza sarà arricchita dalle miscele di Cose di tè: degusteremo un infuso freddo al sapore di Ibisco e un tè bianco, caldo in caso di pioggia, povero in teina e arricchito di petali di margherita gialla, .
Per ogni opera assaporeremo i momenti in cui si realizzano l’anima dei personaggi e dei romanzi stessi, cercando di tracciare una mappa dei luoghi interiori vissuta sulle tracce di un vero e proprio percorso letterario. Attraverseremo l’isola partendo dalla Nuoro della Deledda, esplorando la Barbagia, fino all’Ogliastra e spingendoci oltre, in paesi immaginari, nel suore della Sardegna magica.
Un viaggio letterario e intimo in una notte speciale di inizio estate.

(articolo tratto dal blog Il tè tostato; collaborano alle letture i partecipanti al corso di dizione tenuto nei mesi scorsi dall’Arci Jesi-Fabriano) 

Il circolo di lettura, un’esperienza da ripetere

13320443_10205156585834757_8008098100258911511_oSi è concluso nei giorni scorsi, presso la Biblioteca Planettiana di Jesi,  il primo ciclo degli incontri programmati del circolo di lettura, promosso da Altrovïaggio e dalla stessa Biblioteca.  Immancabile la foto di gruppo, nella quale purtroppo sono assenti diversi degli amici con noi durante l’anno, tutti in posa dentro la splendida cornice della Salara, la sala di lettura della biblioteca, al piano terra del Palazzo della Signoria. Otto incontri, da ottobre a maggio, con altrettanti bei libri, al ritmo di uno al mese, e in parallelo con gli altri circoli di lettura di Mogliano, Pollenza e Monte San Giusto, con cui abbiamo condiviso il percorso sulla letteratura americana del Novecento.  Otto conversazioni sulle nostre letture, ogni volta aperte dall’amico Alessandro Seri, con un gruppo mediamente di circa venti partecipanti, in una specie di viaggio. Siamo partiti da Long Island, est di New York, con Il grande Gatsby di Fitzgerald, dagli Anni Venti, tra le due guerre, o tra il proibizionismo e la grande crisi, e siamo arrivati circa mezzo secolo dopo a Newark, di nuovo nella zona di New York, dunque, ma sul lato ovest, con la Pastorale Americana di Philip Roth, e sembrava diventato un altro mondo. Un mondo già rivoltato e rovesciato in vario modo, dentro tutto ciò che abbiamo letto nel mezzo, eppure sempre lo stesso seppure ogni volta da un’angolatura nuova ed ulteriore. Lingue e narrazioni che si rinnovano e si inventano, si scoprono e si offrono. Dopo Fitzgerald ci siamo spostati gradualmente, nel tempo e in un largo giro verso il centro e poi l’ovest degli Stati Uniti, con Luce d’Agosto di William Faulkner, dove i pensieri già si stratificano e i sensi si dilatano. Quindi, il viaggio è diventato un vero esodo, con Furore di John Steinbeck, in scena ci sono i contadini, e poi eccoci a Los Angeles, quella reale ma che ancora sembra finta di Chiedi alla polvere di John Fante, e poi, subito dopo la guerra, ecco la Los Angeles distopica che invece sembra reale, quella di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury. Che dire di Factotum di Charles Bukowski? Anche lui a Los Angeles, per lo più, ma sembra quasi per caso. Ha suscitato le nostre discussioni più aperte, tirandoci fuori tutta la gamma delle impressioni teoricamente possibili, lungo nuove angolazioni da cui valutare la concretezza – qualcuno direbbe poca – del senso ma forse anche del non senso. E poi un tuffo, totale, senza mediazioni, leggendo le pagine di Amatissima di Toni Morrison, per sovvertire davvero le nostre percezioni che ci appaiono scontate. Con Toni Morrison l’angolatura, volendo usare ancora questa strana parola, è davvero un’altra, e le sue parole sembrano cadere proprio lì dove non osiamo ammettere che le stavamo aspettando. E infine Pastorale Americana, di Philip Roth. Tra gli otto libri che ho letto o riletto per questa occasione, allo scopo di condividerli con un gruppo di lettori, questo di Roth è quello che di più mi stimola a rileggerlo di nuovo, con un diverso ritmo. C’è dentro tutto, più di quello che si riesce a percepire al primo passaggio, in questa america degli anni sessanta, del Vietnam e delle rivolte. Newark è l’epicentro che Roth individua per narrarci questo grande viaggio ma lo fa dal punto di vista del dettaglio che siamo noi, persone singole e caduche, a cui tocca farsi carico dei miti pubblici, metterceli più o meno addosso e in qualche modo viverci. Ciascuno i suoi e ciascuno secondo la sua sensibilità. E anche leggendoli, ciascuno secondo la sua sensibilità. La letteratura come metodo di conoscenza? Direi di sì! Che dire di questa esperienza di lettura condivisa durante l’anno? Che ha avuto inizio come una scommessa, certi però che avrebbe funzionato, e così è stato. Un’esperienza interessante e piacevole, che sarà importante cercare di ripetere, ora che siamo anche, tutti, un po’ più esperti di questo gioco. Arrivederci ai prossimi appuntamenti, e grazie a Renzo Cardinali per la foto.

“Anime galleggianti” di Vasco Brondi e Massimo Zamboni

7025996_1478214Titolo: Anime galleggianti – Dalla pianura al mare tagliando per i campi
Autori: Vasco Brondi e Massimo Zamboni
Casa editrice: La nave di Teseo
Fotografie di Piergiorgio Casotti

Tre uomini in zattera e un viaggio lento senza maree, trasportati come se si fosse altrove e l’altrove è proprio qui, da ricomprendere. “Forse siamo qui per decifrare i segni di qualcosa, dei fiori gialli, dei canneti, degli alberi che si sporgono sull’acqua e si protendono come noi in cerca di qualcosa di impreciso” scrive Vasco Brondi, uno dei viaggiatori di questa sospensione. “Volevamo raccontare com’è la pianura in questo momento storico con amore e senza pietà, come è cambiato il paesaggio. Navigare in una pianura etnica tra l’Emilia, il Veneto e la Lombardia.  Un’esperienza senza la mediazione degli schemi o delle pagine, esserci dentro”, continua Vasco Brondi, ma non hanno la forma della spiegazione le sue parole, sono più leggere, come domande nuove che per formularsi avevano bisogno di sentirsi galleggiare qui. “Prima di compiersi, una storia galleggia in un’atmosfera vaporosa che la precede e ne sagoma la potenzialità”, ha scritto qualche pagina prima Massimo Zamboni, l’altro narratore con le parole di questo viaggio. Il terzo narratore, con le immagini, è Piergiorgio Casotti. Oltre che nel libro, ove sono raccolte alcune foto, l’altra sera a Fermo abbiamo visto sullo schermo anche le immagini in movimento, del video girato dalla zattera, di un peasaggio lento e alto con i suoi alberi e le sue leggere foschie, che sembrava scorrere verso di noi e intanto lo ammiravamo sullo schermo alle spalle di Massimo Zamboni e Vasco Brondi, mentre dopo l’intervista sul loro libro e sul viaggio, suonavano insieme e cantavano alcuni testi.

12Un viaggio denso, di pause, sentimenti, suoni naturali, uccelli acquatici come compagnia, piccole storie, in compagnia dei propri pensieri e delle suggestioni che si possono rivivere, quando si hanno i tempi giusti, ritrovando così le infanzie vissute o le letture dei poeti, scrittori e artisti che si sono legati a queste zone simili a luoghi dello spirito. “Quando ripartiamo andiamo così piano che la nostra zattera sembra anche lei una foglia come le altre, appoggiata sulla superificie dell’acqua. Poche macchine scorrono sul lato destro, un paesaggio impossibile. Siamo spettatori imprevisti, con i nostri cinque sensi, in questo canale percorso solo da chiatte cheprtano merci e che non abbiamo ancora incontrato. Non succede niente  mi siedo a gambe incrociate a guardare queste mangrovie polesane” scrive ancora Vasco Brondi.

Il viaggio ha inizio salpando con la zattera da Governolo, dove perfino il condottiero Attila fu reso mansueto. “Niente altro resta delle scorrerie di quei guerrieri se non in una memoria profonda del sottosuolo”, srive Massimo Zamboni, che poche righe dopo aggiunge: “Ma la suggestione più forte è ancora scritta nel nome del canale: Tartaro. Nome che nello scorrere al mare verrà cambiato assumendo quello  di Canalbianco quando dopo Canda riceverà una percentuale di acque chiare derivate dall’Adige. Nasce come fiume questo tartaro, prma di essere cnalizzato, e già la sua sorgente nasconde un arcano…” e prosegue ancora il racconto, e il viaggio attraverso le tante storie che si possono incontrare se si procede insieme al canale e protetti dal canale, lungo i suoi centrotrenta chilometri, fino a raggiungere il mare.

Un viaggio che sembra un volersi fermare per ritrovare ciò che ci è sfuggito via, – basta un terzo di secondo, ricorda Massimo Zamboni, per attraversare con l’auto uno dei ponti sopra al canale – di un’Italia minore che ancora esiste, di piccole frazioni tagliate fuori da un contesto che muta veloce, e un viaggio quindi che può aiutare a ritrovare un po’ di se stessi. Ma occorre anche avere pazienza e umiltà. “Che impossibilità di intendersi si instaura tra gli uomini” esclama quasi in segno di resa Massimo Zamboni ascoltando i racconti di persone e pescatori di qui sulle loro relazioni con quelli genericamente definiti rumeni, parola alla quale viene associata la paura. Forse una specie di buco nero nelle atmosfere di un viaggo, chissà?, tanto per ricordarsi d’essere sempre su questo pianeta e che il viaggio non è un’evasione da sé ma semmai il contrario, la ricerca di un diverso angolo visuale nel procedere comunque in avanti.  “Chiacchieriamo. Taciamo. Due libri mi consiglia Vasco, L’airone, di Giorgio Bassani, La conquista dell’inutile, di Werner Herzog. L’airone lo incontriamo ovunque, forse sempre quello, unico, moltiplicato. L’inutile lo stiamo conquistando, signoria a cui sottomettere le nostre voglie. Consiglio più che buono, prometto che li leggerò entrambi.”

Mi sto facendo prendere la mano nello scrivere su questo libro di cui ho appena finito di leggere, e che vi consiglio, così ricco di storie. La curiosità di ascoltare direttamente gli autori mi aveva preso quasi come un’urgenza, dettata dal sentirmi un po’ coinvolto, e chiedo pertanto scusa se cito me stesso, dal racconto che nel mio libro L’erba dagli zoccoli dedico al bracciante Vittorio Veronesi, che cadde ucciso il 17 maggio del ’50 proprio da queste parti, a Porto Mantovano, sulla laguna di Mantova, a qualche chilometro appena da Governolo. Altre storie e altri sguardi, stessi luoghi. Avevo fatto un breve giro da quelle parti, non in zattera, per cercare di cogliere almeno un po’ di quel paesaggio e di quell’atmosfera, mentre scrivevo, ma credo che dovrò tornarci ancora, e intanto ora il libro di Brondi e Zamboni mi porta proprio, come recita il sottotiolo del loro libro, “dalla pianura al mare tagliando per i campi”. Dev’essere più di una coincidenza; ecco il brano estratto dal mio racconto:
“È la primavera del ‘49, dalla Dora a Comacchio tutta la pianura è in sussulto per il grande sciopero dei braccianti e i carabinieri hanno il loro bel da fare, tutti li richiedono, prefetti questori agrari, e la ‘canaglia’ è già in giro dall’alba, o dalla notte, pedala furtiva, sceglie i passaggi che conosce per infilarsi, fiuta i posti di blocco e li evita o cerca di evitarli ma sono troppi e lo scorgono, lo inseguono, s’allontana veloce. Non esita sulle pericolanti passerelle di legno che scavalcano i canali, o forse sì, esita, ma non lo fa vedere a chi lo insegue. Se occorre, prende in spalla la bicicletta, si tuffa nelle nebbie che galleggiano lente secondo i ritmi del crepuscolo e dell’alba, come ombre vaganti in questi anfratti paludosi ai margini del grande fiume. Si confonde lui stesso tra le ombre dei fantasmi, numerose qui tra il castello di Ostiglia, le case di Valdaro e i ponti sulla laguna che abbraccia Mantova….”

Lettera aperta al Ministro Franceschini

AL ROGOxblogIl 10 maggio ricorre l’anniversario del rogo dei libri ad opera dei nazisti, nel 1933, non un episodio isolato ma solo il punto più eclatante di una campagna pianificata e attiva da tempo, per spianare la strada a tante altre tragedie. Lo scorso anno scegliemmo questo tema, con il Titolo AL ROGO profezia & memoria (qui accanto la locandina che realizzò Ezio Bartocci), per per dedicare la nostra attenzione alla giornata della memoria il 27 gennaio, con letture di brani, filmati e discussioni tra noi, raccolti nella piccola e bella biblioteca del Torrione di Santa Maria Nuova. Oggi, 10 maggio, questo tema è stato ripreso in Italia da molti circoli Arci, che terranno nello stesso momento iniziative di lettura, mentre l’Arci nazionale spedisce una lettera aperta al Ministro della Cultura Franceschini, affinché questi anniversari non siano solo rievocazioni storiche ma occasioni per riflettere sulla difficile situazione della cultura anche ai giorni d’oggi. Magari non ci sono più i roghi veri e propri ma tante altre diverse forme che rendono questi temi ancora fortemente attuali. Qualche settimana fa avemmo l’occasione di parlarne, delle biblioteche, dei libri e della lettura come condivisione sociale, alla presentazione del libro L’erba dagli zoccoli, come è raccontato nella nota Andare per biblioteche.
Ecco di seguito il testo della lettera inviata dall’Arci al Ministro.

Caro Ministro,
siamo l’Arci, l’associazione ricreativa culturale italiana maggiormente radicata sul territorio. Scriviamo perché oggi, 10 maggio, ricorre l’anniversario del rogonazista dei libri non graditi alla loro folle ideologianell’Opernplatzdi Berlino.
Era il 1933 e di certo quello rappresenta un atto simbolico e materiale di annientamento di culture, quale premessa a ciò che da lì a poco sarebbe stato: l’annientamento e la sottomissione di altri popoli per la conquista del mondo.

Vogliamo quindi usare questa ricorrenza per richiamare la sua attenzione alla cultura e soprattutto alla lettura.
I dati ISTAT in questo senso non fanno che certificare un’altra volta il costante declino della fruizione letteraria da parte delle italiane e degli italiani, rilevando, anche in questo campo, un abissale divario tra il nord e il sud del paese, divario ancor più preoccupante perché tocca il profilo culturale, quindi immateriale, assai più profondo delle condizioni materiali.
Sappiamo, e abbiamo sempre sostenuto, come la cultura sia ambito rilevante per l’Italia, sotto il profilo del patrimonio e quindi anche economico. Anche in questo senso leggiamo con viva soddisfazione lo stanziamento del MIBACT di un miliardo di euro per il Piano Strategico Turismo e Cultura.
Non far partire però una spinta straordinaria a favore dell’accesso universale alla cultura contraddice quanto sopra e rischia di depotenziare gli interventi che il suo Ministero sta progressivamente in questi ultimi anni mettendo in atto sul fronte culturale (art bonus, legge cinema, riassetto e direzione monumenti e musei, e molto altro).

L’anno scorso, il 2015, era stato da lei dichiarato anno delle biblioteche, ma non ci pare che questo abbia avuto particolarmente seguito.
Crediamo che le biblioteche da quelle statali a quelle locali rappresentino un formidabile veicolo universale e plurale di cultura, l’unico oggi in grado di offrirla alle persone al di fuori delle leggi di mercato. In esse non ci sono monopoli editoriali che tengano, troviamo di tutto e di più.

L’accesso al prestito e alla consultazione in forma gratuita di testi, giornali, fumetti è da considerarsi la porta principale da cui far entrare vecchi e nuovi lettori. È la via d’accesso primaria all’integrazione tra culture e condizioni sociali differenti, è democratica, è orizzontale, è insomma davvero per tutti.
È la via maestra da percorrere per approfondire, comprendere, crescere ed emanciparsi in autonomia.

È sotto gli occhi di tutti come, a parte alcuni territori di eccellenza, il sistema bibliotecario risulti trascurato e poco valorizzato rispetto alle potenzialità che esso rappresenta. Se non altro è difficilmente inteso dalle istituzioni in una chiave dinamica e propositiva.
Chiediamo perciò un rinnovato impegno dello Stato per le biblioteche perché è tenendole aperte, aggiornandole, vivacizzandole che possiamo sperare di arrestare e invertire le tendenze rilevate dall’Istat.
È perché continuando ad essere quello che sono e dispiegando tutto il loro potenziale, che possiamo pensare che più cultura equivale a più democrazia, pensare che con la cultura effettivamente si possano sconfiggere terrore e estremismi, siano essi di intolleranza, siano essi di fede e credo.

Chiediamo che il sistema possa essere ripensato, magari proprio attraverso il coinvolgimento dell’associazionismo e del terzo settore tutto, perché, anche sussidiariamente, si possa immettere nuova linfa in questo comparto.
Se non vogliamo assistere ad altri roghi, siano essi anche figurati (l’immagine di internet che brucia i libri e quindi il pensiero complesso e articolato, è un’ottima metafora per capire quale fenomeno oggi sia l’analfabetismo funzionale), ripensiamo le biblioteche anche fuori dagli schemi.

Potenziamole sul territorio, ora che il riassetto istituzionale che non delega più alle province competenza in materia rischia di non consentire interventi organici e di sistema.
Investiamo in pensiero e progetti, ora che le regioni su questa materia non hanno ancora prodotto elaborazioni avanzate o innovative.
Facciamo delle biblioteche una cosa viva, come vive sono e saranno le pagine di libri, giornali, fumetti.

 

“Pastorale americana” di Philip Roth (circolo di lettura il 30 maggio)

Il prossimo incontro del circolo di lettura di Jesi è il 30 maggio, alle ore 21,15, sempre presso la Salara (Biblioteca Planettiana). Si chiude con questo il ciclo di 8 incontri dedicati alla letteratura americana del Novecento; coglieremo l’occasione anche per darci appuntamento per dopo l’estate, con il prossimi ciclo di incontri di cui dovremo scegliere insieme il tema.
Ecco intanto l’incipit di Pastorale americana, che leggeremo in questo mese:

81aXBt-qrwLLo Svedese. Negli anni della guerra, quando ero ancora alle elementari, questo era un nome magico nel nostro quartiere di Newark, anche per gli adulti della generazione successiva a quella del vecchio ghetto cittadino di Prince Street che non erano ancora così perfettamente americanizzati da restare a bocca aperta davanti alla bravura di un atleta del liceo. Era magico il nome, come l’eccezionalità del viso. 
Dei pochi studenti ebrei di pelle chiara presenti nel nostro liceo pubblico prevalentemente ebraico, nessuno aveva nulla che somigliasse anche lontanamente alla mascella quadrata e all’inerte maschera vichinga di questo biondino dagli occhi celesti spuntato nella nostra tribù con il nome di Seymour Irving Levov. 
Lo Svedese brillava come estremo nel football, pivot nel basket e prima base nel baseball. Soltanto la squadra di basket combinò qualcosa di buono (vincendo per due volte il campionato cittadino con lui come marcatore  principale), ma per tutto il tempo in cui eccelse lo Svedese il destino delle nostre squadre sportive non ebbe troppa importanza per una massa studentesca i cui progenitori – in gran parte poco istruiti, ma molto carichi di preoccupazioni -veneravano il primato accademico più di ogni altra cosa. L’aggressione fisica, anche se dissimulata da tenute sportive e norme ufficiali, e priva dell’intento di nuocere agli ebrei, non era tradizionalmente una fonte di soddisfazione nella nostra comunità; i buoni voti sì.
Ciononostante, grazie allo Svedese, il quartiere cominciò a fantasticare su se stesso e sul resto del mondo, così come fantastica il tifoso di ogni paese: quasi come i gentili (come esse immaginavano i gentili), le nostre famiglie poterono dimenticare come andavano realmente le cose e fare di una prestazione atletica il depositario di tutte le loro speranze. In primo luogo, poterono dimenticare la guerra.
L’assunzione di Levov lo Svedese a domestico Apollo degli ebrei di Weequahic si può spiegare meglio, credo, con la guerra contro i tedeschi e i giapponesi e le paure che essa generò. Con lo Svedese che furoreggiava sul campo da gioco, l’insensata superficie della vita forniva una specie di bizzarro, illusorio sostentamento, il felice abbandono a una svedesiana innocenza, per coloro che vivevano nella paura di non rivedere mai più i figli, i fratelli o i mariti.

Toni Morrison: la memoria, i fantasmi, la scrittura

Amatissima di Toni Morrison, è il libro scelto per il prossimo incontro del circolo di letturamercoledì 27 aprile, alle 21.15, alla Biblioteca Planettiana di Jesi.

Beloved_Toni_Morrison_unabridged_compact_discs_Random_House_Audio«L’infanzia e l’adolescenza nel mondo afroamericano, in particolare della donna, sono due momenti cui la scrittrice dedica profonda attenzione nell’indagare l’esperienza umana. Si percepisce la tensione della Morrison a forgiare immagini originali, ma soprattutto autentiche, ricusando con decisione gli stereotipi imperanti sui neri negli Stati Uniti –modelli che, come sottolinea inflessibile, i neri stessi hanno assimilato e fatto propri. La sovversione di quegli stereotipi passa attraverso la ricerca di un linguaggio con cui creare un convincente universo  immaginario che emerga con forza dalla cosmologia afroamericana, e attraverso una rigorosa consapevolezza della tecnica narrativa.» Scrive così Giulia Scarpa in un lungo e interessante saggio di alcuni anni fa, dal titolo Toni Morrison: la memoria, i fantasmi, la scrittura, dedicato alla grande scrittrice afroamericana premio Nobel per la letteratura nel 1993, e vincitrice del premio Pulitzer nel 1988 con il suo Beloved/Amatissima.

Un libro complesso ed esigente, teso a sovvertire i punti di vista, o di percezione, gli stereotipi.  Una delle dimensioni che più mi ha coinvolto durante la lettura, è proprio quella sintetizzata nel titolo del saggio citato, sul rapporto tra scrittura e memoria:

«La scrittura è ricerca in quanto atto di memoria: “La memoria (l’atto deliberato del ricordare) è una forma di creazione voluta. Ritrovare come sia andata veramente non è uno sforzo – è ricerca. Il punto è indugiare su come qualcosa appariva e sul perché appariva in quel modo particolare”. È anche ricerca di coesione tra i vari ricordi; coesione che trova la sua forza in una complessa poetica della trasformazione, nella quale vari strati di memoria si mescolano per poi sedimentare, dando vita a un terreno la cui perfezione, a prima vista, non fa neanche sospettare la presenza della sapiente e laboriosa mano che gli ha dato nuova vita – “le cuciture non si devono vedere”. La memoria assume forme diverse dando corpo ogni volta a modi diversi di ricordare. La metafora del fantasma ritorna a indicare l’invisibile presenza della scrittrice dietro ogni parola con cui dà voce a personaggi e narratori sempre differenti le cui memorie – ossessive, rimosse, nascoste, serbate teneramente o maniacalmente – formano intrecci infiniti.»

“E adesso?”, di A Yi

e adessoTitolo: E adesso?
Autore: A Yi
Casa editrice: Metropoli d’Asia

A Yi, nato nel 1976, è una delle nuove promesse della letteratura cinese e tra “i venti migliori scrittori cinesi sotto i quarant’anni”, stando alla prestigiosa rivista letteraria tawainese Lianhe Wenxue. E adesso? è il suo primo romanzo e la sua prima opera pubblicata in Italia, mentre in Cina ha già pubblicato anche alcune raccolte di racconti. Edito da Metropoli d’Asia, casa editrice fondata nel 2009 da Andrea Berrini e focalizzata in particolare sulla contemporaneità asiatica, il romanzo di A Yi racconta in prima persona la storia di un giovane e di un vuoto così ingombrante da spingerlo alla fuga. L’espediente efferato che escogita per cercare un senso, forse introvabile, ed essere rincorso in questa sua fuga, finirà per evidenziare anche il vuoto della società che sarà chiamata poi a giudicare il suo delitto, dando alla fine quasi l’impressione che l’unico buono sia proprio il protagonista, come ha scritto Cecilia Attanasio Ghezzi nella sua intervista ad A Yi su Internazionale.

In un’altra intervista a Marco Del Corona del Corriere della Sera, lo stesso A Yi ha aggiunto che “esistono personaggi come il protagonista che non hanno niente da fare e non riescono a sollevarsi. Certo, sono colpevoli loro ma è la nostra epoca che manca di valori”. Il contesto del romanzo è infatti quello di una generazione cresciuta nella Cina che si è aperta al commercio e al potere del denaro, finendo quindi per parlare di una crisi esistenziale che è in realtà universale, come sostiene Clarissa Sebag-Montefiore sul Wall Street Journal. Jane Graham su Big Issue parlando del romanzo ha invece scritto : “Frasi guizzanti e lampi di pensiero originale filtrano nella sua prosa essenziale e descrittiva come raggi di sole in una stanza in penombra”. Continua a leggere